AI policy
Come uso l’intelligenza artificiale (e dove mi fermo)
Una pagina di trasparenza sul mio metodo di lavoro.
Perché sapere chi vi scrive fa parte del patto.
Perché questa pagina
Questa newsletter la scrive una persona. Mi sembra giusto dirvi con precisione cosa significhi oggi, quando qualsiasi testo può nascere da una chat in pochi secondi. La fiducia si costruisce anche così, dichiarando come lavoro.
Cosa faccio io
Le idee nascono da quello che leggo, ascolto, guardo e vivo. Non potrei mai rinunciare a questa fase, perché è quella delle emozioni. Della vita. Farsela mediare da una macchina per me significherebbe - perdonate il termine forte - la morte.
Le storie le scelgo io, gli angoli li decido io, le fonti le verifico io: una per una, risalendo alla fonte primaria. I dati che trovate hanno un nome e un anno perché li ho controllati. Tutto ciò fa parte del mio background professionale da sempre, in quanto giornalista.
La voce che sentite è la mia, con i suoi ritmi e le sue imperfezioni volute.
Come uso l’intelligenza artificiale
È una spalla, uno strumento di lavoro utile. Ho costruito un sistema con cui mi aiuta a interrogare i miei appunti, a ritrovare un’idea sepolta in una nota vecchia, mi suggerisce collegamenti che magari non noto subito.
Mi aiuta anche a leggere e analizzare report e studi quando sono tanti e lunghi: a estrarre i numeri che contano, a orientarmi tra centinaia di pagine prima di decidere cosa vale la pena approfondire.
A volte è un interlocutore con cui ragiono su una struttura o su un’apertura che non regge. Fa il lavoro della memoria e dell’organizzazione, quello che prima mi portava via ore e alleggerisce il mio cervello che tutto tutto non può contenere. Ed è un’alleata anche nella formattazione e correzione dei testi (link, refusi, codice html).
Cosa non le affido
Non le faccio scrivere un articolo dall’inizio alla fine.
Non pubblico un dato che non ho verificato.
Non spaccio per mie osservazioni che non ho fatto.
Non invento citazioni, testimonianze o scene.
Non lascio che un software firmi al posto mio: la responsabilità di ogni parola resta su di me.
Le immagini
A seconda dei temi che tratto e del canale di comunicazione, decido se e quando ricorrere all’uso dell’ai per le immagini. A volte si tratta di fotografie da stock, a volte di elaborazioni digitali realizzate con l’intelligenza artificiale per ricostruire il tema della puntata e mantenere coerenza visiva con colori e stile del progetto.
Quando un’immagine è generata, il pensiero che la sceglie e la calibra è comunque mio.
Perché lavoro così
Scrivo lento perché scrivo per essere preciso.
L’intelligenza artificiale mi fa risparmiare tempo sulle cose meccaniche e aiuta il mio cervello a gestire una mole di informazioni, collegamenti e input troppo grande; quel tempo cerco di restituirlo a voi in verifica, in lettura, in cura del testo e del sentimento che c’è dietro.
Il mestiere - leggere il mondo e provare a raccontarlo bene - resta un lavoro di testa e di mano. Umano. E che voglio fortemente fare io, altrimenti già anni fa avrei scelto di fare altro nella vita.
