Sta crescendo o sta migliorando?
[Onde #246] La domanda da fare a un progetto prima di decidere se chiuderlo o meno
Una newsletter arrivata al numero otto, poi più niente. Un podcast con una stagione sola e una seconda promessa nel finale dell’ultimo episodio ma mai arrivata, oppure un blog aziendale con tre articoli, il più recente di un anno fa. Intorno a noi è pieno di progetti editoriali interrotti e ognuno di noi, possiamo ammetterlo tranquillamente, ne custodisce almeno uno. Almeno! Se chiedi com’è andata, la risposta molto spesso è la stessa: «Non stava funzionando».
Da un po’ di tempo, quando la sento - o quando me la dico da solo, perché il dialogo interiore da queste parti è super attivo - mi concentro su un dettaglio: il momento in cui è arrivata la decisione. Quasi sempre nei primi mesi di vita del lavoro. Il periodo esatto in cui un progetto può dire pochissimo dei suoi risultati.
Cosa c’era scritto in quei numeri
Pensiamo a cosa guardiamo e ascoltiamo, quando decidiamo che una cosa «non funziona»: le statistiche dei primi mesi. Poche decine di lettori e magari zero commenti, curve che salgono e scendono senza motivo apparente. Su campioni così piccoli qualsiasi numero è rumore più che informazione: la stessa puntata, pubblicata in due settimane diverse, produce risultati opposti. Chiunque lavori con i dati lo sa: sotto una certa soglia, le percentuali sono aneddoti travestiti.
Il punto scomodo è che quel silenzio noi lo leggiamo lo stesso. Abbiamo passato (e continuiamo a passare) anni dentro strumenti che rispondono in tempo reale - la dashboard con le aperture tracciate minuto per minuto e le notifiche - e abbiamo perso l’abitudine ai tratti di strada in cui i segnali ancora mancano.
Così, in assenza di valori realmente significativi, usiamo quello che abbiamo: le nostre emozioni al posto dei dati. La fatica di mettere insieme l’ottava puntata diventa una diagnosi sul progetto intero. La stanchezza di un martedì sera diventa strategia.
Qui sta il passaggio più delicato. Nei periodi senza riscontri esterni, il significato che diamo alla fatica pesa più della fatica stessa, perché è lui a orientare la mossa successiva. Se la storia è «questo sforzo dimostra che il progetto è sbagliato», si molla. Se la storia è «questo sforzo è il prezzo di un mestiere che sto ancora imparando», si continua. Lo sforzo è identico: cambia il racconto che gli abbiamo costruito intorno.
La prova che ho in casa
Questa che leggi è la puntata numero 246 di Onde. Una cosa posso dire quindi con certezza aritmetica: anche questa newsletter ha avuto le sue prime venti puntate e in nessuna statistica di quel periodo c’era scritto «un giorno arriverà alla 246». Quel dato e il conseguente pubblico (lettori interessati, non follower), nei primi mesi, non esiste da nessuna parte. Si costruisce dopo, una domenica alla volta.
Per questo, quando diciamo che un progetto non ha funzionato, quasi sempre stiamo dicendo che non ha funzionato in fretta. Sono due giudizi diversi e il secondo racconta più cose su di noi che sul progetto.
La domanda a cui i primi mesi sanno rispondere
Il discorso regge anche al contrario, e va detto: alcuni progetti meritano di chiudere e tenerli in vita per principio è accanimento. Sul peso delle cose lasciate aperte senza che si muovano ho scritto una puntata intera, qualche mese fa, e la penso ancora così. Il criterio è lo stesso, guardato dai due lati: si chiude ciò che è fermo, si difende ciò che si muove in silenzio. Nei primi tempi, «sta crescendo?» è una domanda a cui il progetto risponde a caso, come abbiamo visto. Ce n’è un’altra, però, a cui risponde fin da subito: «sta migliorando?».
Rileggi il terzo articolo (o riguarda il terzo video) accanto all’ultimo. Se trovi un formato che si sta assestando, idee che arrivano con meno sforzo, frasi che oggi correggeresti al volo, quella è informazione vera: il progetto sta parlando, su un canale radio diverso da quello che stavi controllando. Se invece anche lì c’è silenzio - uscite che si somigliano tutte, ogni contenuto più faticoso del precedente - allora hai in mano una lettura onesta, e chiudere diventa una scelta invece che una resa.
La differenza tra la puntata otto e la puntata 246 è fatta soprattutto di giornate in cui i numeri dicevano poco e qualcuno ha continuato a scrivere. Su quel tratto di strada le mappe tacciono: ognuno ci passa da solo. Se ci sei dentro adesso, però, sai quale domanda fare al tuo progetto. E quale, per ora, risparmiargli.
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