Proprio quando sembra che non serva più a niente
[Onde #239] Scrivere bene non è mai stato così importante.
Produrre contenuti è diventato accessibile a chiunque (per fortuna), ma la quantità di testo disponibile ogni giorno ha smesso da tempo di essere misurabile. L’AI ha accelerato tutto in modo radicale. Chiunque può generare un articolo, una newsletter, uno script in pochi minuti. La competizione per l’attenzione è altissima, mentre l’attenzione stessa è sempre più bassa. La tentazione logica è pensare che la qualità della scrittura conti meno. Che basti esserci, con una certa frequenza e una certa coerenza di formato.
È esattamente il contrario.
Quando tutto è abbondante e intercambiabile, ciò che è raro acquista peso.
Un testo che sa dove vuole andare, che porta il lettore da un punto a un altro senza perderlo per strada, che lascia qualcosa di concreto alla fine oggi è più raro di quanto fosse cinque anni fa. E proprio per questo è più riconoscibile, più memorabile, più efficace nel costruire fiducia nel tempo.
Il problema è che scrivere bene in questo contesto richiede una disciplina diversa rispetto al passato. Richiede di fare una scelta prima ancora di iniziare: sapere con precisione cosa vuoi che il lettore pensi, senta o faccia dopo aver letto. Sembra ovvio, ma nella pratica quasi nessuno lo fa davvero. Si inizia a scrivere con un’idea vaga del tema e si spera che la direzione emerga lungo il percorso. A volte funziona. Spesso produce testi che sanno di già letto, che si potrebbero interrompere a metà senza perdere nulla.
La seconda disciplina riguarda l’attacco. Hai pochissime righe per convincere qualcuno a restare. In quel momento la cosa più utile che puoi fare è dargli un motivo preciso per continuare: un’osservazione che lo sorprende, una domanda che riconosce come sua, un dettaglio che non si aspettava. L’attacco decide se il resto verrà letto. Tutto il lavoro che viene dopo dipende da lì.
Un esercizio utile è rileggere quello che hai scritto e cancellare il primo paragrafo. Quasi sempre il testo vero inizia al secondo. Il primo è il riscaldamento: serve a chi scrive per entrare nel pezzo, non a chi legge per capirlo. Provalo una volta e difficilmente tornerai indietro.
C’è poi un aspetto che riguarda la fiducia. Un testo scritto con attenzione trasmette qualcosa che va oltre il contenuto: comunica che chi scrive ha dedicato tempo a pensare a chi legge. Quando la maggior parte dei contenuti viene prodotta per riempire uno spazio o rispettare una frequenza, questa cura si percepisce in modo quasi fisico. Il lettore non sempre sa nominarla, ma la riconosce. E torna.
Investire nella qualità della scrittura oggi significa accettare che produrrai meno, ma che quello che produci costruirà qualcosa nel tempo.
È una scommessa sulla profondità in un ecosistema che premia la superficie.
Vale la pena farla. Se hai dubbi su questo, osserva cosa leggi tu, cosa salvi, cosa mandi a qualcuno. Quasi mai è il testo più veloce o più frequente. È quello che ti ha detto qualcosa che non sapevi ancora di pensare.
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💡 I link della settimana
💻 Lavorare - Competenze cognitive e IA: come preservarle a scuola. Usare l'AI per saltare la fatica del pensiero non è solo pigrizia: è il modo più rapido per perdere la capacità di farsi le domande giuste. Il problema non è lo strumento, è la delega totale. E la scuola, in questo, è più in difficoltà di quanto sembri.
📱 Social - Nuovi Insights Instagram per i Reels: cosa cambia davvero (e come leggerli). IG ha finalmente reso leggibili i segnali che decidono quanto spingere un Reel. Veronica Gentili li spiega uno per uno, e capire la differenza di valore tra chi ti segue già e chi non ti conosce ancora cambia molto.
🛠️ Il tool - AltText. Strumentino che genera in automatico il testo alternativo delle immagini del tuo sito. Utile per l'accessibilità, ma anche perché Google, ChatGPT e company leggono testo, non immagini. Senza alt text, parte del tuo sito semplicemente non esiste per loro.
📚 Leggere - Contemporary PR. Lettura molto interessante perché smonta l'idea di PR come lista di giornalisti a cui mandare comunicati. Michele Rinaldi propone un modo diverso di pensare alla comunicazione aziendale: meno notizie, più storie costruite nel tempo.
✍🏻 Scrivere - Effetto esca: cos’è e come usare il decoy effect nel copywriting. L'effetto esca è quel bias per cui una terza opzione volutamente meno conveniente ti spinge verso quella che chi vende vuole farti scegliere. Lo usi già inconsapevolmente o qualcuno lo usa su di te. Meglio capire come funziona.
🎧 Ascoltare - Un titolo quasi perfetto. Con grande piacere sono stato ospite di Sara e Alessia nel loro podcast Slooowly, dedicato al lavoro sostenibile. Abbiamo parlato di newsletter, di come è nata Onde, del confine sottile tra staccare e non staccare mai, e di cosa vuol dire rallentare quando tutto intorno sembra andare di corsa. Una bella chiacchierata lunga, densa e onesta.
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