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Cosa non può cancellare una percentuale

[Marea #4] È arrivato il pulsante che stima quanto un testo «sa» di AI. Ma se una cosa ti ha emozionat*, sapere come è nata cancella davvero ciò che hai sentito?

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Simone Pazzano
lug 26, 2026
∙ A pagamento

Substack ha tirato fuori uno strumento che ti analizza i testi pubblicati sulla piattaforma e ti dice quanto sono stati scritti con l’intelligenza artificiale. O meglio: ci prova (più avanti vediamo perché è meno certo di quanto sembri). Magari tu una newsletter non ce l’hai e penserai che non ti riguarda. Aspetta, resta qui: perché quello che si è messo in moto attorno a questa funzione racconta parecchio di come ci mettiamo, noi, davanti a quello che leggiamo e a queste “macchine”.

Ci ho pure giocato, con i miei testi, e ti dico: stesso pezzo, numeri diversi ogni volta. Un ballo. Avresti dovuto vedere poi le montagne russe mentre editavo (la fase più importante per me) questa puntata. Ma quella percentuale, sinceramente, mi interessa poco. Molto di più mi interessa la domanda che, mentre tutti guardano il numero, rischia di scivolare via.

Se mi leggi da un po’ sai come la penso e lo ripeto sempre: sto più dalla parte delle domande che delle risposte.

Stai leggendo la Marea, il long form mensile di Onde dedicato agli abbonati. Esce l’ultima domenica del mese ed è il formato in cui mi fermo su un tema che mi ronza in testa da un po’ e lo approfondisco per capire davvero cosa sta succedendo e cosa cambia per chi lavora nella comunicazione.

Un avviso prima di cominciare: ad agosto la Marea si prende una pausa. Mi sento di dire: meritata! Ci ritroviamo a settembre, quando è possibile che qualcosa cambi :)

Il pulsante che dà le pagelle

La novità funziona più o meno così: apri un post o una nota abbastanza lunga su Substack e adesso puoi chiedere a un pulsante di dirti quanto quel testo “sa” di macchina. Esce una percentuale. Il risultato lo vede solo chi lancia la scansione, quindi niente gogna pubblica (e ci mancherebbe!) Però ciò che fino a qualche giorno prima leggevi e basta, ora si porta dietro una specie di pagella.

Come ti anticipavo, molti avranno passato al rilevatore il testo di qualcun altro, per curiosità, per il gusto di un «ecco, beccato». Altri avranno gongolato del loro «umano al cento per cento». Chris Best, il capo di Substack, ha anche coniato la parola per il presunto peccato da combattere: claudefishing, dal nome del modello di Anthropic.

Confesso che davanti a quella cifra non provo l’allarme che vedo intorno. Provo un fastidio diverso, più sottile...

Finiamo per guardare dalla parte sbagliata

Ecco, secondo me quel pulsante sta guardando dalla parte sbagliata. Ti dice da dove arrivano le parole, e va bene. Ma sull'unica cosa per cui le hai davvero lette - quello che ti hanno fatto sentire mentre le leggevi - resta muto. E scusa, ma non è sempre stato quello il punto, con le cose che leggiamo?

E così in questi giorni ho scritto anche io una nota sul tema, che potrei riassumere con questa domanda.

Quando scopri come è nato un testo, cambia il giudizio che ne avevi?
E se cambia, perché?

Ho il sospetto che tutta l’attenzione sul punteggio serva soprattutto a non doverci arrivare, a questa domanda.

A cosa serve una caccia alle streghe

Sulla piattaforma in molti l’hanno chiamata caccia alle streghe. Hanno ragione: in fondo è proprio così. E come ogni caccia, ha il suo piacere: c’è un gusto antico nello smascherare qualcuno, nel poter dire «lo sapevo». Il pulsante te lo serve già pronto. Prima, per sospettare di un testo, dovevi almeno leggerlo fino in fondo, conoscere chi scriveva e, man mano, farti un’idea nel tempo. Adesso basta un gesto. E il gesto piace perché ti solleva dalla fatica di giudicare da sol*. Ultimamente poi la fatica la rifuggiamo proprio, non pensi?

Paradossalmente chi ha davvero affidato tutto a una macchina, senza pensarci un secondo, spesso supera l’esame, perché ha avuto tempo e strumenti per costruirsi un modo di lavorare pulito e riscrivere quel che serve. Per assurdo nel mirino potrebbero finirci gli altri. Chi ad esempio scrive asciutto e senza fronzoli, e magari per stile assomiglia - a un occhio meccanico - proprio a una macchina.

Però la cosa che mi colpisce riguarda noi più in veste di lettori che di autori-prede della caccia: cosa succede a chi legge. Apri un pezzo e, invece di chiederti se ti dice qualcosa, ti domandi se è “vero”. Leggi con la coda dell’occhio sulla stima calcolata. E quella magia lenta per cui un testo ti entra dentro e ci mette un po’ si trasforma in un controllo veloce. Un timbro: passa, non passa.

Ma quindi…

Ricordi quella newsletter che ti ha commosso l'altra sera o che ti ha tenuto incollato fino all'ultima riga? Se adesso scoprissi che è nata anche con l'aiuto di una macchina, quello che hai provato allora diventa falso col senno di poi?

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