Devo confessarti che in questo periodo provo un po’ di stanchezza nei confronti di tutto quanto ruota attorno alla comunicazione digitale. Potresti averlo notato dall’evoluzione delle mie riflessioni nelle ultime puntate. Sia chiaro, non ne metto in discussione l’importanza e il valore, altrimenti non sarei qui, però lo stato attuale è un po’ scoraggiante a mio avviso. E paradossalmente proprio ora che abbiamo a disposizione la qualunque per migliorare e arricchire il nostro lavoro.
Si è ribaltata la situazione, almeno per me. Prima creare qualcosa era faticoso, ma il risultato finale era godibile e gratificante, e ti ricaricava di energie (sia come autore che come fruitore). Ora si può creare qualsiasi cosa in pochi istanti senza fatica e questo ha dato vita a un affollamento estremamente stancante. Anche perché all’interno di questo “bombardamento” di contenuti si fa fatica a trovare qualcosa di davvero bello e rigenerante: perché bisogna cercare in mezzo a tantissima roba e perché ce n’è sempre meno (a causa dell’utilizzo sbagliato di certi strumenti).
Per reazione, nelle ultime settimane ho scelto di rifugiarmi di più nell’analogico. Ho letto e scritto molto di più su carta, non ho affidato l’elaborazione di progetti a una macchina e non mi sono preoccupato di aggiornare il feed Instagram (d’altronde si può stare bene mesi senza). Così come ho preferito partecipare a un evento in più di persona piuttosto che scrivere un contenuto “tanto per” su LinkedIn.
E allora proprio da un evento a cui ho partecipato nei giorni scorsi, il Festival del Podcasting, mi porto dietro un paio di concetti che voglio condividere con te.
Quello espresso da Marianna Chillau è tanto semplice quanto sottovalutato di questi tempi: “togliere, anziché aggiungere”. Come suggerisce lei, è controproducente inseguire sempre ciò che è in tendenza e partecipare a questa gara alla pubblicazione continua, mentre è efficace farsi guidare da una mini cassetta degli attrezzi composta da: i perché (chiediti sempre se hai un perché valido per scrivere quel contenuto), i no che devi dire e dirti (vedi il togliere, di cui sopra) e ovviamente la tua voce, non quella degli altri, non quella che si adatta meglio al trend di turno.
A questo si collega quanto ha detto in un altro momento Manuela Grippi parlando del suo podcast (che ti consiglio sotto nei link della settimana): “gran parte della nostra conoscenza si sviluppa con una resistenza”.
Ecco, in questa corsa frenetica ai “facilitatori” voglio riscoprire il valore della fatica buona. Incontrare una resistenza e affrontarne l’attrito per poter creare qualcosa di soddisfacente. Più che una soluzione per “vincere” qualcosa - la competizione per l’attenzione là fuori è tosta - la mia è una deviazione per ritrovare la serenità di andare a dormire la sera col sorriso per qualcosa che mi è piaciuto scrivere o produrre e non con l’affanno di aver creato dieci articoli, mentre l’obiettivo era quindici.
❓La domanda utile
💡 I link della settimana
💻 Lavorare - Come creare una landing page che vende per te. Molto di quello che sappiamo sulle landing page arriva dagli Stati Uniti, ma non tutto regge il viaggio. Il “soddisfatti o rimborsati”, per dirne una, da noi convince meno. In questo caso, si parla del mercato italiano e si guarda anche a cosa succede dopo il clic, quando chi ha appena comprato può portarti il cliente successivo.
📱 Social - Gli algoritmi non ci capitano e basta: siamo noi ad addestrarli. Dell’algoritmo parliamo spesso come del meteo, eppure ogni volta che ci fermiamo su un post, anche per pura irritazione, siamo noi a dirgli cosa mostrarci domani. E lo stesso fanno le persone che leggono quello che pubblichiamo noi.
🛠️ Il tool - Notta. Bene riscoprire la fatica, ma senza essere masochisti e sbobinare un’intervista resta uno dei lavori più ingrati che conosca, te lo dico per esperienza. Questo strumento lo fa in 58 lingue, anche quando la conversazione salta dall’italiano all’inglese e senza bot tra i partecipanti. I 120 minuti gratuiti al mese bastano per provarlo su un’intervista vera.
📚 Leggere - I comunicatori del futuro. Business, human, tech: la tavola delle competenze 2035. La sfida l'ha lanciata l'amministratore delegato di A2A mentre presentava il piano industriale: se il business si pianifica a dieci anni, perché non la comunicazione? Alberto Mattiacci e Carlotta Ventura hanno risposto con una tavola delle competenze costruita come quella di Mendeleev, 31 elementi da combinare per disegnare i profili del 2035.
✍🏻 Scrivere - Pangram e i rilevatori di testi AI: funzionano davvero? I falsi positivi e il caso del romanzo francese. Da luglio Pangram, il più noto tra i software che promettono di riconoscere la scrittura dell’AI, è integrato in Substack. Anche i miei testi, ad esempio, possono essere scansionati. Ma il caso di un romanzo in corsa per il Goncourt, bollato «100% AI» da un account anonimo su X, fa venire più di un dubbio su quanto valga quel punteggio.
🎧 Ascoltare - Umanide vs Gol.IA. Manuela Grippi ha dato vita a un’intelligenza artificiale che in ogni puntata si confronta con ospiti umani di spessore. Un ascolto affascinante e a tratti inquietante, perché potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film, ma in realtà è tutto vero.
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