Non sono divisivo, quindi che si fa?
[Onde #244] Le piattaforme premiano chi spacca, e chi prova a tenere insieme le cose si sente fuori partita.
Forse non sono abbastanza polarizzante. Anzi, senza forse, non sono abbastanza divisivo. Ci penso spesso. Soprattutto quando guardo cosa “gira” intorno a noi.
I post che esplodono sono quasi sempre gli stessi: qualcuno che attacca, qualcuno che si schiera in maniera provocatoria, qualcuno che pianta una bandiera e chiama a raccolta chi la pensa allo stesso modo. Addirittura ci sono trend in cui il protagonista dice o fa un errore madornale appositamente, solo per attirare centinaia di commenti di persone che lo correggono.
I feed delle piattaforme che popoliamo sono costruiti proprio per chi divide. E io, che di mestiere provo a tenere insieme le cose, a guardare anche l’altra faccia, a non sparare sentenze, mi sento fuori partita. Come se la mia misura fosse condannata a non vedersi.
Il timore - legittimo - purtroppo ha anche un fondo di verità che sarebbe disonesto nascondere: il contenuto che spacca prende più spazio. E su questa cosa, se anche tu ti senti come me, dobbiamo rassegnarci. È così. Ma dentro quel timore c’è anche un errore di prospettiva, e una volta che lo vedi cambia parecchio.
Forse stiamo sbagliando una parola
Diamo per scontato che l’opposto di “polarizzante” sia “moderato”. E che moderato voglia dire grigio, prudente, destinato a passare inosservato. Ma l’opposto di polarizzante, in questo caso, è tiepido, non moderato. E tiepido è un’altra cosa ancora: prevedibile, generico, una posizione che avrebbe potuto prendere chiunque. Questo è ciò che rende invisibili.
La mancanza di temperatura più che la mancanza di rissa.
Ma cosa premia, di preciso, il feed?
Quello che il feed premia, sotto sotto, è l’intensità. Se ci pensi, la polemica è solo il modo più rapido ed economico per fabbricarla: prendi una cosa, ci sbatti contro un nemico, e l’intensità arriva da sola. Ma non è l’unica strada.
C’è l’intensità di un dettaglio preciso che nessuno aveva notato: parente stretta della profondità.
Di un angolo storto su qualcosa che tutti guardavano dritto: parente stretta della prospettiva.
Di una posizione netta che non ha bisogno di mettersi contro qualcuno per essere chiara: parente stretta del rispetto per chi legge e per chi la pensa diversamente.
Profondità, prospettiva e rispetto. Tre elementi che tendenzialmente mancano ai contenuti polarizzanti. Quindi, mi sento di dire - per me e per te - una buona strada per differenziarsi.
Si può essere affilati senza essere divisivi. È più difficile, ma si sente subito quando capita.
La scorciatoia che si paga dopo
C’è anche una cosa che di solito si tace, sulla scorciatoia della polemica. Chi costruisce il proprio spazio sul conflitto si ritrova un pubblico fedele al conflitto, non a lui. Ti seguono finché meni. Il giorno che ti fermi, che sfumi, che dici «qui forse avevo torto», si sentono traditi e vanno a cercare qualcun altro che alzi la voce al posto tuo. La reach c’è, è reale, ma funziona come un debito: hai radunato gente che vuole sangue, e da lì in poi glielo devi dare a ogni uscita.
Il pubblico che arriva per come guardi le cose, invece, resta anche quando cambi tema, anche quando ti contraddici, anche quando taci per un po’. È più lento da costruire e non ti riempie la dashboard. Ma è l’unico che, alla fine, è tuo.
Altra cosa da segnarsi sul taccuino, quando dai numeri non abbiamo la risposta che vorremmo.
E quindi, resti invisibile?
Alla domanda di partenza - se non sei polarizzante sei destinat* a non essere vist*? - la risposta onesta è: in parte sì. Ne raggiungi meno, e più lentamente. Non è gratis e non voglio venderti la favola che la qualità vince sempre, perché spesso non è così. Stai scegliendo. Che tipo di attenzione vuoi, e da chi: una che si accende in fretta e si spegne uguale oppure una che ci mette di più ad arrivare e poi resta.
La prima ti presta una folla, la seconda ti costruisce un pubblico.
Controcorrente, due volte
Il terreno più scomodo da tenere è proprio quello di mezzo. Da un lato gli strumenti con cui lavoriamo - l'intelligenza artificiale su tutti - ci spingono verso la versione più liscia e digeribile di quello che pensiamo. Dall’altro le piattaforme che ci ospitano ci spingono verso quella più gridata e contundente. Stare nel mezzo - netti ma non in guerra, precisi ma non urlati - vuol dire remare contro tutte e due le correnti insieme.
È faticoso e raccoglie meno applausi di entrambe le rive. Ma è l'unica posizione da cui, tra qualche anno, avrai ancora qualcosa da dire e qualcuno con ancora voglia di ascoltarti.
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