Vale solo se lo sai spiegare
[Onde #240] La qualità che non si spiega finisce per sembrare uguale a quella di chiunque altro.
Quante cose può raccontare il nostro feed?! Lavoro su cibo e comunicazione, e come lo sai tu, lo sa molto bene anche l’algoritmo, che mi nutre di entrambi in uguale misura. Scrollo e mi capitano, una dopo l’altra, cose come “dove mangiare la cotoletta più buona di Milano a meno di 12 euro” e post su come costruire una strategia editoriale per un brand. Tra un’abbuffata di contenuti e l’altra, questa settimana mi sono soffermato sul rapporto tra i due. Non sui contenuti, ma su cosa li rende così diversi nel modo in cui funzionano.
Ciò che rende possibile la ricerca della cotoletta perfetta a 12 euro è che il cibo si assaggia. Puoi provare un piatto, formarti un’opinione, capire se il prezzo è onesto rispetto a quello che hai mangiato. Hai un metro interno, immediato, difficile da ingannare. Il prezzo è un’informazione che puoi verificare con i sensi.
Un progetto di comunicazione non si assaggia prima di comprarlo. Puoi leggere un’offerta, guardare un portfolio, fare una call conoscitiva. Ma capire davvero cosa stai comprando richiede un certo livello di esperienza e a volte nemmeno allora è chiaro. Come fai a sapere se la strategia è davvero quella giusta? Se arriveranno i risultati sperati? Se quello che paghi vale effettivamente quello che ricevi?
In assenza di strumenti per valutare la qualità, il prezzo diventa l’unica metrica disponibile. La risposta più razionale che hai, quando due proposte ti sembrano simili e la differenza sostanziale tra loro ti sfugge, è appoggiarti all’unico numero che riesci a leggere con certezza.
Questo mi ha portato a una riflessione che suona paradossale:
il problema del valore nella comunicazione è, in fondo, un problema di… comunicazione.
Chi lavora in questo campo e fatica a rendere leggibile il valore di quello che produce si trova in una posizione curiosa: sa fare il lavoro, ma non riesce a farlo capire a chi dovrebbe comprarlo. Il mestiere è quello, eppure sulla propria pelle smette di funzionare.
Se un cliente arriva a confrontare solo i prezzi, è anche perché nessuno gli ha dato gli strumenti per fare confronti diversi. Quello che manca quasi sempre è qualcosa di più importante di un portfolio: la capacità di spiegare, in modo che l’altro possa davvero seguire il ragionamento, cosa distingue un lavoro solido da uno che sembra uguale ma non lo è. Quali scelte rendono una strategia efficace. Come si riconosce il risultato dal rumore di fondo.
Quando questa capacità manca, il mercato si regola da solo: vince chi costa meno o chi ha la proposta visivamente più convincente. Il lavoro migliore rimane spesso invisibile, perché la qualità difficile da spiegare finisce per sembrare uguale a quella di chiunque altro.
Aiutare un cliente a sviluppare un palato - a capire cosa sta comprando e come valutarlo - è parte integrante del lavoro. Forse la parte più trascurata.
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💡 I link della settimana
💻 Lavorare - Accessibilità del sito web: una soluzione per rispettare la legge e migliorare la SEO. Da giugno 2025 l'European Accessibility Act si applica anche alle aziende private: più di dieci dipendenti o due milioni di fatturato, e devi adeguarti altrimenti sanzioni fino a 40.000 euro. Ma il motivo vero per cui vale la pena leggere questo articolo è un altro: un sito accessibile migliora la SEO, aumenta le conversioni e allarga il pubblico raggiungibile. In pratica, è una cosa giusta da fare e ti fa anche comodo.
📱 Social - Le nuove regole di Facebook per la reach nel 2026. Non ne parlo spesso, ma Facebook è sempre vivo. E sta cambiando il modo in cui decide cosa distribuire e a chi. Contenuti originali avanti su tutto (con un sistema che traccia l'origine dei video), sondaggi per valutare se un Reel corrisponde davvero ai tuoi interessi, e un programma affiliato self-service per i creator. Se lavori su Meta, vale la pena capire come funzionano le nuove regole prima.
🛠️ Il tool - Motion. Un'app che mette insieme agenda, task list, gestione progetti, meeting e documenti in un unico posto, con un'AI che pianifica la giornata al posto tuo. L'idea è semplice: meno tempo a organizzare il lavoro, più tempo a farlo. Se usi quattro strumenti diversi per fare la stessa cosa, potrebbe valere una prova.
📚 Leggere - In cosa posso esserti utile? Guida molto pratica e poco emotiva all'intelligenza artificiale. Raffaele Gaito è uno dei divulgatori di intelligenza artificiale più seguiti in Italia, e questo libro fa esattamente quello che promette nel titolo: ti spiega come usarla, senza allarmismi e senza entusiasmo ingenuo. Produttività, creatività, studio, vita quotidiana: un campo alla volta, con esempi concreti.
✍🏻 Scrivere - Come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca AI. Il traffico organico da ricerca sta calando ovunque: LinkedIn documenta un -60% per le ricerche non-brand dopo l'introduzione delle panoramiche AI. Questa guida spiega cosa fare: smettere di ottimizzare solo per Google e iniziare a scrivere in modo che i modelli linguistici trovino, citino e usino i tuoi contenuti. Se hai un sito o gestisci contenuti per un brand, è il tipo di lettura da fare adesso.
🎧 Ascoltare - Il mondo a pezzi. Sotto la guida dell’amico Nicolas Lozito, il podcast de La Stampa racconta i conflitti globali con le voci di chi ci lavora dentro: inviati, analisti, corrispondenti. Due episodi a settimana, per chi vuole tenere il filo su quello che succede nel mondo senza aspettare il riassunto del giorno dopo.
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