Distribuire ovunque, abitare in un luogo preciso
[Onde #232] Algoritmi che cambiano, account che spariscono, reach che crolla: pubblicare ovunque ha senso, ma le fondamenta dovrebbero essere tue.
Ci sono temi che tornano. Non perché siano di moda, ma perché ogni volta che il contesto cambia, si ripresentano con un’urgenza diversa. Questo è uno di quei casi.
Del possedere il “terreno” che ospita i nostri contenuti ho scritto già anni fa. Era un’altra stagione dei social, altri algoritmi, altre piattaforme in ascesa, eppure la sostanza non è mai cambiata: quando costruisci tutto su un terreno che non è tuo, stai sempre lavorando in affitto. E questa cosa ha dei vantaggi, ma anche dei difetti…
Ne riparlo adesso perché vedo moltissimi autori aprire newsletter, spostandosi su Substack per creare progetti editoriali più strutturati. È un segnale interessante, ci mancherebbe! Non tanto perché Substack sia “la soluzione”, ma perché dietro c’è un’esigenza chiara: avere uno spazio che non dipenda interamente da un feed, da una reach, da un aggiornamento silenzioso dell’algoritmo. Così come, al contrario, molti creator stanno investendo tantissimo su TikTok o YouTube. E anche in questo caso, non c’è nulla di male o di sbagliato, sia chiaro.
Però…
Lo sappiamo tutti, ma facciamo finta di no: un contenuto può sparire per una parola fraintesa, un account può essere sospeso senza spiegazioni chiare, una piattaforma può cambiare le regole e tagliare la visibilità da un giorno all’altro. Non serve il complottismo, basta l’esperienza, lo vediamo ogni giorno intorno a noi. E quando succede, perdi archivio, relazioni, lavoro accumulato nel tempo.
Per questo diventa fondamentale possedere il terreno su cui pubblichiamo i nostri contenuti. Mi riferisco a una casa digitale in cui puoi ritirarti - insieme al tuo pubblico - quando le strade attorno cambiano senso di marcia. Una lista email (ricordati di scaricarla periodicamente, qualsiasi strumento usi), un dominio tuo (consiglio sempre di averne uno), un archivio organizzato dei tuoi contenuti (anche qui, ricorda di scaricare o salvare le cose che pubblichi).
Vuol dire avere una base sicura, ma non significa doversi chiudere in un solo sito autoreferenziale, eh. Sfrutta le diverse piattaforme!
E qui arrivo a una piccola opinione che forse non è così popolare: da anni ci ripetono che ogni contenuto deve essere nativo, diverso, esclusivo per ogni piattaforma. Ha senso adattare il linguaggio, certo. Ma se hai un video podcast, perché non pubblicarlo sia su YouTube che su Spotify? Per raggiungere più persone, ma anche perché se domani accade qualcosa a una delle due piattaforme, il tuo lavoro non sarà vano. E così, se curi una newsletter, perché non renderla consultabile anche fuori dalla piattaforma che la ospita, magari sul tuo blog? C’è chi sta già andando in questa direzione, come dimostra Riccardo Astolfi. Possibile che ti leggano ancora più utenti, trovandoti con la seo.
La distribuzione dei contenuti può (e deve) essere multipla. Ma allo stesso tempo devi avere un terreno che sai essere tuo e solo tuo.
Non è una questione di diffidenza verso i social. Io li uso, li apprezzo, mi hanno dato opportunità e relazioni che altrimenti non avrei mai costruito. È una questione di equilibrio. I social sono piazze: servono, animano, mettono in contatto. Ma la casa è un’altra cosa. La piazza può cambiare sindaco, regolamento, accessi. La casa resta tua.
Il punto non è decidere dove pubblicare, ma chiedersi: se domani questo canale sparisse, cosa resterebbe della mia fatica? Dove si troverebbe il mio lavoro? Come potrebbero rintracciarmi le persone che hanno scelto di seguirmi?
È un tema che torna e continuerà a tornare. Perché ogni nuova piattaforma sembra l’ultima, finché non arriva la successiva. Avere un territorio proprio è una forma di responsabilità verso il tempo che investiamo e verso le relazioni che costruiamo.
Costruire in affitto va benissimo. Basta sapere dove sono le fondamenta.
✨ Se hai bisogno di fare chiarezza, trovare una strategia o dare nuova energia alle tue idee, prenota una consulenza e lavoriamoci insieme!
🌊 L’Onda giusta
Hai presente quella micro-sequenza automatica del mattino? Apri gli occhi, prendi il telefono, e fai il consueto giro di “ronda”: mail, WhatsApp, notifiche, social. Non per curiosità vera: più per presenza. Come se dovessimo timbrare un cartellino, solo che la fabbrica è nello schermo.
Rudy Bandiera lo descrive bene sul suo blog, senza moralismi e senza l’ennesimo “devi staccare”: non si tratta di odiare il digitale (anzi), ma di ricordarsi che l’online costante è un rumore di fondo che mangia i confini tra lavoro e riposo (ricordi le soglie di cui ti ho parlato settimana scorsa?). E alla fine ti ritrovi sempre raggiungibile, sempre aggiornat*… e spesso poco presente.
👉🏻 Leggi l’articolo: Smetti di “timbrare il cartellino” sui social.
💬 Vieni nel gruppo della newsletter, dove finiscono le cose migliori che leggo durante la settimana. Comunicazione, sì, ma anche articoli che mi fanno dire “questo devo condividerlo”. Se ti fidi del mio radar, entra.
💡 I link della settimana
💻 Lavorare - Minimalismo strategico: ridurre per espandere il tuo impatto. Se ti senti sempre pien* di cose (mail, call, contenuti, idee) ma con poco impatto, questo pezzo è una specie di “ok, fermiamoci un attimo”. Togliere il superfluo per far respirare l’essenziale: poche cose, fatte bene, e con più rispetto per il tuo tempo (e per chi ti segue).
📱 Social - Cap, No Cap, Autenticità: le nuove dinamiche della Content Creation sui Social. Non basta “saper fare i reel”: qui si parla di come funzionano davvero le dinamiche social oggi, tra “Per Te”, slang Gen Z e fiducia (che si gioca tutta sulla trasparenza). Interessante anche la parte più terra-terra su gestione del tempo e collaborazioni con i brand.
🛠️ Il tool - The Most Dangerous Writing App. Come puoi intuire dal nome, è semplice e un po’ sadico: scrivi… e se ti fermi per qualche secondo, il testo sparisce. Serve proprio a zittire l’editor interno e buttare giù una bozza senza pensarci troppo.
📚 Leggere - L’arte di lasciare andare. È uno di quei libri che ti ricordano una cosa semplice: lasciare andare non è rassegnazione, è scelta (e anche un bel po’ di coraggio) per smettere di consumare energie dietro a giudizi, aspettative e pensieri altrui. Il tono di Lucia Del Pasqua è quello di un’amica che ti prende per mano senza farti la predica.
✍🏻 Scrivere - Essere autistici e scrivere poesia. Un articolo che ti resta: la poesia come “via” per chi non usa la comunicazione verbale, ma ha bisogno di linguaggio e di voce. Si parla di tastiera, corpo, ritmo, e di come la scrittura possa diventare un modo per esserci nel mondo senza dover passare per forza dall’oralità.
🎧 Ascoltare - Non è tutto rosa. Un podcast (e anche un progetto non profit) di Paolina Consiglieri che raccoglie storie “senza troppi artefatti”: persone che hanno attraversato ostacoli e hanno rimesso in carreggiata vita e lavoro. E sì: nasce al femminile, ma parla a tutti e tutte.
🌊 Mare - Le tartarughe ci insegnano a non perdere la strada. Nell’ultima puntata di Blu Mediterraneo ho parlato con Alessia Cherin, biologa marina e divulgatrice, che mi ha raccontato quanto è sottovalutato l’inquinamento luminoso, perché la pesca accidentale è un problema enorme (e spesso poco compreso), di buone notizie (perché ci sono!) e di come il cambiamento climatico stia alterando equilibri delicati.
Vuoi condividere un pensiero su questi temi e farmi sapere la tua opinione?



Alla fine, pian piano stiamo tornando ad una forma più coerente di internet in cui noi saremo gli editori e decideremo come, dove e quando declinare i nostri contenuti.