Ciao Simone, grazie per le tue riflessioni. Ogni settimana è un piacere leggerti e ritrovarmi puntualmente ad annuire unendo i puntini quando scrivo a mia volta la mia newsletter.
Non ti nascondo che la sensazione che descrivi di sopraffazione da contenuti è tangibile anche per me ogni volta che apro le piattaforme, e più di una volta mi sono trovato nella situazione di chiedermi se aveva senso il mio lavoro in un panorama così denso e frastagliato. La risposta l'hai data tu ed è la mia medesima. Curatela e creare fiducia e valore. Non viviamo una crisi di contenuti, ma di senso. Per me la curatela non è ridurre. È dichiarare una prospettiva, accettandone i limiti personali, e costruire nel tempo un patto con chi mi legge. In un contesto saturo, il valore non sta nell’aggiungere, ma nel mettere ordine con onestà.
Ciao Alessandro, grazie per queste tue belle parole! Sono perfettamente d'accordo con ciò che scrivi. Aggiungo un concetto che ripeto spesso: quando ci viene il dubbio sul "senso" del nostro lavoro, dobbiamo sempre pensare che siamo persone che comunicano con altre persone che a loro volta vogliono essere in contatto con persone come loro. Sembra uno scioglilingua, ma per me è così. Non c'è algoritmo o tecnologia che tenga di fronte a un rapporto umano di fiducia.
Quello che dici per me è il punto da difendere oggi, ma anche il più necessario.
Coltivare empatia e relazioni umane non è un “extra” del lavoro di comunicazione, è il principale "combustibile". Prima dei format, prima delle piattaforme, prima di qualsiasi tecnologia. Possiamo affinare strumenti, usare algoritmi, ottimizzare processi. Ma la fiducia nasce solo quando una persona riconosce un’intenzione autentica nell’altra. E quella non è scalabile, non è automatizzabile, non è delegabile.
Forse il dubbio sul senso del nostro lavoro arriva proprio quando smettiamo di pensarlo come relazione e iniziamo a destinargli un ruolo meccanico.
Tornare alle persone con tempo, ascolto e responsabilità è l’unico modo che conosco per rimettere le cose in bolla.
Il tema della "curatela" è davvero interessante e potrebbe diventare guida anche per differenziarsi (rendersi utili) anche nel mondo del lavoro e del commercio.
Tutti ti offrono tutto? Ed ecco qui la mia selezione sensata spiegata e predigerita proprio per te.
Riccardo, grazie per il contributo! Sono perfettamente d'accordo, anche perché ormai con l'intelligenza artificiale la produzione di contenuti (sia buoni che "spazzatura") è esplosa.
Quando apro Substack o LinkedIn sono sorpreso dalla quantità di note e long form che vengono scritti e condivisi... Mi sento sopraffatto io che doveri essere del mestiere, immagino un utente qualsiasi. Per questo penso che la figura della persona di fiducia che ti guida sui temi d'interesse sarà sempre più fondamentale.
Un po' come sei tu per tanti di noi nel settore f&b ;)
Ciao Simone, grazie per le tue riflessioni. Ogni settimana è un piacere leggerti e ritrovarmi puntualmente ad annuire unendo i puntini quando scrivo a mia volta la mia newsletter.
Non ti nascondo che la sensazione che descrivi di sopraffazione da contenuti è tangibile anche per me ogni volta che apro le piattaforme, e più di una volta mi sono trovato nella situazione di chiedermi se aveva senso il mio lavoro in un panorama così denso e frastagliato. La risposta l'hai data tu ed è la mia medesima. Curatela e creare fiducia e valore. Non viviamo una crisi di contenuti, ma di senso. Per me la curatela non è ridurre. È dichiarare una prospettiva, accettandone i limiti personali, e costruire nel tempo un patto con chi mi legge. In un contesto saturo, il valore non sta nell’aggiungere, ma nel mettere ordine con onestà.
Ciao Alessandro, grazie per queste tue belle parole! Sono perfettamente d'accordo con ciò che scrivi. Aggiungo un concetto che ripeto spesso: quando ci viene il dubbio sul "senso" del nostro lavoro, dobbiamo sempre pensare che siamo persone che comunicano con altre persone che a loro volta vogliono essere in contatto con persone come loro. Sembra uno scioglilingua, ma per me è così. Non c'è algoritmo o tecnologia che tenga di fronte a un rapporto umano di fiducia.
Ciao, grazie a te.
Quello che dici per me è il punto da difendere oggi, ma anche il più necessario.
Coltivare empatia e relazioni umane non è un “extra” del lavoro di comunicazione, è il principale "combustibile". Prima dei format, prima delle piattaforme, prima di qualsiasi tecnologia. Possiamo affinare strumenti, usare algoritmi, ottimizzare processi. Ma la fiducia nasce solo quando una persona riconosce un’intenzione autentica nell’altra. E quella non è scalabile, non è automatizzabile, non è delegabile.
Forse il dubbio sul senso del nostro lavoro arriva proprio quando smettiamo di pensarlo come relazione e iniziamo a destinargli un ruolo meccanico.
Tornare alle persone con tempo, ascolto e responsabilità è l’unico modo che conosco per rimettere le cose in bolla.
Relazione, è la parola chiave. L'ho sempre pensato anche io e lo ripeto fino alla noia eheheh. Grazie ancora per le tue riflessioni! 🙏🏻
Il tema della "curatela" è davvero interessante e potrebbe diventare guida anche per differenziarsi (rendersi utili) anche nel mondo del lavoro e del commercio.
Tutti ti offrono tutto? Ed ecco qui la mia selezione sensata spiegata e predigerita proprio per te.
Riccardo, grazie per il contributo! Sono perfettamente d'accordo, anche perché ormai con l'intelligenza artificiale la produzione di contenuti (sia buoni che "spazzatura") è esplosa.
Quando apro Substack o LinkedIn sono sorpreso dalla quantità di note e long form che vengono scritti e condivisi... Mi sento sopraffatto io che doveri essere del mestiere, immagino un utente qualsiasi. Per questo penso che la figura della persona di fiducia che ti guida sui temi d'interesse sarà sempre più fondamentale.
Un po' come sei tu per tanti di noi nel settore f&b ;)